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Su di noi
14 febbraio 2026
Molte aziende agroalimentari stanno valutando l’installazione di un impianto fotovoltaico sfruttando il nuovo bando PSR Sicilia. Tuttavia, c’è ancora molta confusione su quando e come l’investimento è realmente finanziabile. Capire bene le regole permette di progettare correttamente l’investimento ed evitare errori che possono compromettere l’accesso al contributo. Il fotovoltaico è finanziabile dal PSR? Sì, ma non come investimento autonomo. Il fotovoltaico viene finanziato quando fa parte di un progetto più ampio di sviluppo aziendale, legato alla trasformazione o commercializzazione dei prodotti agricoli. In pratica, il contributo non finanzia un impianto realizzato solo per produrre energia, ma un impianto funzionale allo stabilimento produttivo. La regola principale: autoconsumo Il principio fondamentale è semplice: L’energia prodotta deve servire all’azienda. L’impianto deve essere dimensionato in base ai consumi reali dello stabilimento, e non per vendere energia alla rete. Questo significa che: l’impianto deve coprire il fabbisogno energetico aziendale non può essere sovradimensionato per produrre energia commerciale deve essere collegato all’attività produttiva Perché il PSR incentiva il fotovoltaico La Regione punta a sostenere aziende più competitive e sostenibili. Ridurre i costi energetici significa: aumentare la redditività aziendale proteggersi dall’aumento dei prezzi dell’energia ridurre l’impatto ambientale migliorare il punteggio in graduatoria Le aziende agroindustriali hanno consumi energetici elevati, soprattutto per: celle frigorifere lavorazioni industriali impianti di trasformazione magazzini e conservazione prodotti Proprio per questo il fotovoltaico diventa strategico. Quali aziende ottengono i maggiori benefici Gli impianti risultano particolarmente convenienti per aziende che operano in: lavorazione ortofrutta trasformazione agrumi conservazione alimentare surgelazione prodotti lavorazione cereali e farine confezionamento alimentare trasformazione agroindustriale In queste realtà, il consumo energetico è continuo durante l’anno. Un esempio pratico Immaginiamo un’azienda che realizza un investimento da 3 milioni di euro per ampliare lo stabilimento e installare nuove linee produttive. All’interno del progetto viene inserito un impianto fotovoltaico da 500.000 €. Con contributo PSR al 50%: costo impianto: 500.000 € contributo: 250.000 € costo reale azienda: 250.000 € Se l’impianto fa risparmiare 80.000 € all’anno di energia, il ritorno economico arriva in pochi anni. Dopo, l’energia diventa un vantaggio competitivo permanente. Perché progettare l’impianto insieme al progetto industriale Un errore frequente è progettare il fotovoltaico separatamente dal resto dell’investimento. Invece, quando viene integrato nella progettazione complessiva dello stabilimento, si ottengono: dimensionamento corretto migliore punteggio in graduatoria maggiore efficienza energetica riduzione dei costi futuri Il progetto deve essere costruito in modo coordinato tra investimento produttivo ed energetico. Come capire se il tuo impianto è finanziabile Ogni azienda ha consumi, strutture e progetti diversi. Prima di progettare l’impianto è importante verificare: se rientra tra gli investimenti ammissibili quale potenza è finanziabile come integrarlo nel progetto produttivo quale contributo può essere ottenuto Una valutazione tecnica preliminare permette di evitare errori e costruire un progetto solido. Vuoi sapere se il tuo impianto può rientrare nel PSR? Un’analisi preliminare permette di verificare se il tuo investimento può ottenere il contributo e quale risparmio energetico puoi raggiungere.
12 febbraio 2026
La Regione Siciliana ha attivato il nuovo bando PSR – Intervento SRD13, uno degli strumenti più importanti per sostenere gli investimenti delle imprese agroalimentari. Il bando mette a disposizione contributi a fondo perduto per aziende che vogliono modernizzare e ampliare le proprie strutture di trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli. Capire se la propria azienda può partecipare è il primo passo per non perdere questa opportunità. A chi è rivolto il bando Il bando non è destinato alle aziende agricole che producono materia prima, ma principalmente alle imprese che si occupano di: trasformazione di prodotti agricoli confezionamento e conservazione alimentare lavorazione industriale prodotti agricoli commercializzazione e distribuzione agroalimentare In pratica, aziende che trasformano il prodotto agricolo in un prodotto destinato al mercato. Esempi di aziende che possono partecipare Rientrano tra i beneficiari tipici: aziende di lavorazione ortofrutta imprese di trasformazione agrumi aziende di confezionamento prodotti agricoli imprese di trasformazione cereali industrie di trasformazione prodotti agricoli imprese agroalimentari con stabilimenti di lavorazione Sono invece esclusi: cantine vinicole frantoi oleari (salvo specifici casi legati alle olive da mensa) aziende che svolgono solo produzione agricola senza trasformazione Quali investimenti sono finanziabili Il bando sostiene investimenti di grande dimensione, tra 1,5 e 15 milioni di euro, come: nuovi stabilimenti produttivi ampliamento capannoni esistenti nuove linee di lavorazione macchinari industriali celle frigorifere e impianti di conservazione automazione e digitalizzazione processi impianti per risparmio energetico impianti da fonti rinnovabili per autoconsumo Quanto contributo si può ottenere Il contributo a fondo perduto può coprire: fino al 50% dell’investimento per le PMI fino al 40% per le grandi imprese Parliamo quindi di contributi che possono arrivare a diversi milioni di euro per singolo progetto. Perché prepararsi subito Molte aziende iniziano a muoversi solo quando il bando è aperto. In realtà, i progetti che ottengono finanziamento sono quasi sempre quelli preparati in anticipo. Un progetto ben costruito permette di: ottenere punteggi più alti in graduatoria ridurre errori e ritardi aumentare le probabilità di finanziamento accelerare l'avvio dei lavori Come capire se la tua azienda può accedere Ogni azienda ha una situazione diversa. Prima di investire tempo e denaro, è importante verificare: se l’azienda rientra tra i beneficiari se l’investimento è finanziabile quale contributo può ottenere come strutturare il progetto Vuoi sapere se il tuo progetto è finanziabile? Il nostro studio effettua un’analisi preliminare per verificare la possibilità di accesso al contributo e stimare l’investimento finanziabile. Richiedi una consulenza per valutare il tuo progetto PSR.
Autore: looka_production_216421634 7 luglio 2025
Molti imprenditori pensano che la diagnosi energetica sia solo un documento burocratico da tirare fuori quando arriva un bando o un incentivo. In realtà è uno strumento strategico per qualsiasi azienda che voglia ridurre sprechi, abbattere i costi e rendersi più competitiva sul mercato. Saper leggere, misurare e pianificare i propri consumi energetici è la base per investire in impianti rinnovabili, scegliere fornitori più convenienti e accedere a fondi pubblici in modo sicuro. 
Autore: looka_production_216421634 7 luglio 2025
Quando si parla di contributi a fondo perduto, molte imprese pensano subito ai pannelli fotovoltaici o alle batterie di accumulo, ma spesso ignorano uno dei costi più importanti — e strategici: la diagnosi energetica. Per il Bando Autoproduzione FER PMI 2025, la diagnosi non è solo obbligatoria: è anche una voce di spesa rendicontabile. Significa che puoi recuperare parte del suo costo grazie al contributo stesso.
4 luglio 2025
Ottenere fino al 50% di contributo a fondo perduto grazie al Bando Autoproduzione FER PMI 2025 è un’occasione concreta per abbattere i costi energetici e migliorare la competitività della tua azienda. Ma tra i requisiti più sottovalutati — eppure decisivi — c’è un documento spesso visto come una formalità: la diagnosi energetica . Chi pensa che basti allegare due fatture o un semplice prospetto di consumi sbaglia di grosso: la diagnosi è l’unico strumento tecnico che dimostra a Invitalia che l’impianto fotovoltaico o mini-eolico che stai progettando ha senso, è coerente con il tuo fabbisogno reale e rispetta i parametri di autoconsumo minimo richiesti dal bando. Senza una diagnosi aggiornata e ben fatta, la tua domanda rischia di essere irricevibile o di scivolare in fondo alla graduatoria. Cos’è davvero la diagnosi energetica Per il bando, la diagnosi è un’analisi dettagliata e certificata che fotografa la situazione energetica attuale della tua unità produttiva: Consumi storici (almeno ultimi 12 mesi) Distribuzione dei consumi tra reparti, macchinari e processi Individuazione di eventuali sprechi o inefficienze Stima del fabbisogno energetico futuro Calcolo dell’energia autoproducibile e autoconsumabile Non è un documento standard: dev’essere redatta da un tecnico abilitato secondo le norme UNI CEI, firmata e coerente con tutti gli altri allegati (preventivi, computo metrico, relazione asseverata). La diagnosi è anche l’unica base credibile per dimensionare bene l’impianto: un errore qui può farti perdere punteggio o, peggio, portare a un impianto sovradimensionato che non rispetta i vincoli di autoconsumo ➜ in quel caso, Invitalia può revocare il contributo. Esempio pratico Immagina un’azienda manifatturiera con consumi annui di 200.000 kWh. La diagnosi ben fatta stima che con un impianto da 120 kWp e un sistema di accumulo adeguato puoi coprire il 60% del tuo fabbisogno. Se non hai una diagnosi aggiornata e basi tutto su un preventivo generico, rischi di dichiarare un autoconsumo teorico del 90% che però non reggerà in fase di controllo ➜ in questo caso, Invitalia può ridurre la quota di contributo o annullarla. Perché farla subito Molte PMI aspettano di avere il preventivo di un fornitore prima di pensare alla diagnosi. È un errore: il fornitore deve dimensionare l’impianto partendo da dati reali, non da stime fatte a occhio. In più, la diagnosi è obbligatoria prima di caricare la domanda online: senza questo allegato, la pratica viene bloccata subito. Partire subito ti fa risparmiare tempo, chiarire quanta quota di contributo puoi chiedere e riduce i rischi di incongruenze tra relazioni tecniche, computi e schede Invitalia. Chi può farla La diagnosi energetica non può essere improvvisata in azienda o affidata a un consulente senza abilitazioni. Serve un professionista iscritto agli ordini tecnici competenti (ingegneri, periti) che conosca la normativa UNI CEI. In Studio Teknos, per esempio, prepariamo diagnosi complete integrate con la relazione asseverata e il computo metrico: un unico pacchetto, coerente dalla A alla Z. Affrontare un bando come l’Autoproduzione FER PMI 2025 senza una guida tecnica solida è uno degli errori più costosi che un’impresa possa fare. La diagnosi energetica non è una semplice carta da allegare: è la base su cui si regge l’intera domanda. Se è imprecisa o incoerente, rischi di perdere punteggio, vederti tagliare il contributo o addirittura essere escluso dalla graduatoria. Con Studio Teknos non affronti questa parte da solo. Siamo uno studio tecnico specializzato in impianti rinnovabili e bandi a fondo perduto. Prepariamo diagnosi energetiche dettagliate, tarate sul tuo fabbisogno reale, pronte a superare tutti i controlli Invitalia. Ma non ci fermiamo qui: ti seguiamo anche nella relazione asseverata, nel dimensionamento corretto dell’impianto, nei preventivi e in tutta la parte burocratica. In pratica, non rischi errori che possono costarti tempo e soldi. Non ti ritrovi con una pratica bloccata per un dettaglio tecnico. Non perdi settimane dietro a modifiche dell’ultimo minuto. Scegliere chi ha già esperienza concreta in bandi FER significa partire subito con il piede giusto: diagnosi fatta bene ➜ punteggio più alto ➜ contributo più vicino.

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